Caro basket ti scrivo…

Lettera di una bambina innamorata del Minibasket
Sono passati quasi 10 anni dalla prima volta che con un fischietto al collo, un garbuglio di emozioni nello stomaco e 40 occhietti che mi fissavano curiosi ho calcato un parquet in palestra per cominciare un allenamento con i miei bimbi.

Dieci anni speciali, che mi hanno vista sorridere, a volte essere triste, alzare il tono della voce, confortare, cambiare e …crescere.

Un tempo in cui ho imparato che nel minibasket a volte inizi un allenamento con 11 bimbi, lo continui in 20, e finisci in 14.

Che non importa quanto allacci stretti i lacci delle scarpette da ginnastica, ma che puntuale come un orologio, ogni 30 secondi ci sarà qualcuno con una scarpa da allacciare.

In dieci anni ho imparato che le squadre non le fa mai l’Istruttore, le fanno i bimbi. E che non ci si siede in mezzo a loro perché son troppo bassi, ma per riuscire a metterci al loro livello e a prenderli per mano quando serve.

Ho riconsiderato l’esistenza di altre forme letterali dimenticate: “sfortuna”, “miseriaccia”, “accidenti”, “confusione”, “sciocchini”.

Mi sono trovata ogni allenamento di fronte all’evidente e ineluttabile verità che i bambini capiscono molto di più di quello che pensiamo,ma che contemporaneamente il 15% circa delle parole che usano i Grandi sono a loro sconosciute, e che quindi si deve essere chiari e concisi.

Ho sperimentato che la “pausa bere” e quella pipi sono in agguato ogni 5 minuti.

Ho imparato a portarli in bagno tutte le volte che prendono un colpo, perché l’acqua fa miracoli o quando piangono a chiedergli sempre: “Cos’hai fatto, tesoro?” e loro come se fosse la piu grande tragedia greca ti rispondono: “Mi sono rotto la caviglia” e poi due minuti dopo stanno facendo una corsa per andare a fare canestro come mai prima.

Nel tempo ho capito che quello che dici quando li chiami a raccolta non è mai quello che volevi dire veramente… ma basta che facciano l’esercizio.

Che se vuoi farli giocare almeno un pochino devi arbitrare senza fischiare il 90% dei passi e 50% dei doppi palleggi. E scopri che ti rimangono il “fuori” e la palla a due.

Ho perso giornate intere per organizzare il calendario prenatalizio. E poi metà delle vacanze di Natale per organizzare il campionato Federale con incroci che Tetris scansati.

E poi ho perso mattinate/pomeriggi interi per organizzare le partite all’interno del calendario.

Ho imparato a mettere sempre a lavare la tuta di allenamento, ma cosa piu importante a mettere a lavare le loro canottine dopo la partita.

Ad emozionarmi alle lacrime, dopo un terzo tempo riuscito, al primo tiro “ad angolino” dopo che lo hai urlato per mesi ogni azione, e la prima rimessa che riescono a mettersi accanto ai difensori mentre io perdevo voce e corde vocali urlando “ombreeeee!”.

Ho imparato a fare il clown schiacciando all’indietro nel loro canestro, ottenendo la loro benevolenza o a farli innamorare di me perché con il pallone easy basket riesco quasi a toccare il tetto della palestra.

Ho dovuto ammettere e notare che dopo due mesi sono già più bravi di me nel ball-handling. Che è inevitabile prendere il più cicciotto sotto la mia ala protettrice.

A stupirmi sempre e ancora quando più li fai correre, più sono contenti, mentre tu dopo uno scatto per acchiapparli quando giochiamo al lupo e agli agnellini chiedi pietà e polmoni nuovi.

Ho imparato a riempire la palestra di cinesini, coni, tappetini, cerchi, colori e ad inventare con la fantasia mondi fantastici in cui farli emozionare e viaggiare con me. E contemporaneamente ad essere flessibile tanto da cambiare gioco tutte le volte che non riesce, o quando per loro è già durato troppo.

Ho imparato che ogni volta che non li farai giocare la partita, sai che sarai stato la loro delusione più grande degli ultimi 3 mesi. E a ricordare ogni volta che non si gioca mai per il risultato, ma sempre e solo per divertirsi.

Ho imparato a maledirmi ogni volta che il Lunedì gli faccio fare l’urlo libero mentre loro urlano da infrangere i vetri della palestra, e che ogni settembre mi riprometto di mettere due tappi nelle orecchie per l’urlo finale e non lo faccio mai.

C’è una cosa però che non ho dovuto imparare…ma che in 10 anni mi è sempre venuta naturale… e cioè uscire dalla palestra, e sentirmi meglio, con il sorriso e la certezza di insegnare lo sport piu bello del mondo.
Alla vigilia della mia partenza per un futuro diverso, di cui i bimbi sono sempre protagonisti, ma questa volta in corsia, vorrei ringraziare di cuore tutti coloro che mi hanno accompagnato in questo viaggio bellissimo, in palestra, sugli spalti e accanto a me. Un ringraziamento speciale va a Luca T., Samantha P., Luigi Z., Carlo B., Angelo, Martina, Francesco P. e tutti coloro che come me sono stregati dalla magia del pallone a spicchi.
Un Grazie anche alla società della Pallacanestro Perugia che ci ha permesso di mettere in campo ogni giorno tutta la passione che abbiamo dentro.
E ovviamente… grazie ai miei meravigliosi piccoli grandi cestisti, che ad ogni allenamento mi hanno ricordato che la magia è in ognuno di noi, e che bastano un sorriso, un pallone e un canestro per rimanere bambini per sempre.
A presto,
Lisa